Conta su di me Recensione

Titolo originale: Dieses bescheuerte Herz

7

Conta su di me - la recensione del film premiato a Giffoni

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Conta su di me - la recensione del film premiato a Giffoni

Il titolo originale di Conta su di me è “Questo stupido cuore”: al centro di tutto c’è infatti proprio lui, quel muscolo da cui dipende la nostra vita e che nel caso del quindicenne David non ha mai funzionato a dovere, fin dalla nascita, causandogli un’infinità di problemi fisici collaterali e un’aspettativa di vita limitata, tanto che è considerato e sa di essere un malato terminale. Ed è lo stesso cuore che influenza i suoi rapporti umani ed affettivi col resto del mondo, quello sano. A parte questo, David è un ragazzo così bello, spiritoso e intelligente che sembra impossibile abbia vissuto sempre con l’unica compagnia dei giovani malati della scuola ospedaliera e della madre.

Dal momento che quella che si racconta nel film - pur con gli inevitabili abbellimenti della finzione - è una storia vera, viene da pensare a quanti altri si trovino nelle sue condizioni senza mai avere la fortuna di trovare un amico fuori, qualcuno che li aiuti a realizzare i loro normalissimi desideri. In questo senso Conta su di me è un film sulla malattia inguaribile vista attraverso gli occhi dei fortunati che per lo più la ignorano o addirittura la ostacolano, come il rozzo inquilino che blocca con un secchio la porta dell’ascensore quando il ragazzo deve salire. Il mondo è, nella stragrande maggioranza, indifferente al dolore degli altri e solo il contatto diretto con chi soffre può cambiare il punto di vista di chi ne è immune, fino a trasformare la sua percezione del mondo.

E’ così che nel film il fatuo e indolente Lenny, che pensa solo alle ragazze e passa le notti a stordirsi in discoteca e rincasa ubriaco al punto da parcheggiare la sua lussuosa macchina in piscina, viene “condannato” dal padre, un cardiochirurgo pediatrico stakanovista, a fare compagnia a un suo giovane paziente e ad esaurire i suoi desideri. Privo di fondi e buttato fuori di casa, Lenny ci prova, guidato dal proprio interesse, pensando di cavarsela con qualche regalo e senza impegnarsi più di tanto. Quello che non ha messo in conto è l’ostinazione di David, che intuisce in lui un fratello maggiore più fortunato e problematico e risveglia in lui la sopita propensione all’altruismo. La loro amicizia e il tempo che trascorrono insieme per cancellare le voci sulla bucket list di David, dà a quest'ultimo fiducia e speranza e fa uscire entrambi dalla loro prolungata infanzia.

Come film, Conta su di me rispetta il canone di quello che suo malgrado è diventato un genere, alternando momenti drammatici a scene divertenti e toccanti. Il suo merito principale sta nel non scivolare mai nel pietismo, in una confezione della storia fluida e convincente e nell’interpretazione di due attori belli, bravi e affiatati come Elyas M’Barek (che avevamo già apprezzato nei due Fuck you, Prof! e in Benvenuti in Germania) e il quasi debuttante Philip Noah Schwarz. Se vi sembrano troppo perfetti e attraenti, niente paura: il regista Mark Rothemund ha lasciato per i titoli di coda una sequenza in cui vediamo i due veri protagonisti della storia e scopriamo un lieto fine (provvisorio) che non immaginavamo.

Del resto, è già da un po’ che dalla Germania ci arrivano delle commedie interessanti e non banali sui rapporti umani, in questo caso declinati con sincerità ad altezza di adolescente e rivolti a un pubblico in grado di comprenderlo e apprezzarlo: non è un caso se Conta su di me ha vinto al festival di Giffoni il premio Generation + 13.

Conta su di me
Il Trailer Ufficiale Italiano del Film - HD
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Daniela Catelli
  • Saggista e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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